L’ARRANGIAMENTO MUSICALE

L’ARRANGIAMENTO MUSICALE

L'ARRANGIAMENTO MUSICALE

Con arrangiamento musicale, in musica, si indica il lavoro di organizzazione strumentale e strutturale di una data composizione.
L'arrangiamento musicale quindi, è la fase della produzione di un brano, nella quale vengono pensate: strumentazione, groove, struttura definitiva, possibili sostituzioni armoniche, stacchi, cori, e doppie voci, effetti particolari e molto altro ancora.
Il processo di arrangiamento parte, generalmente, dalla scelta del genere musicale in cui si vuole arrangiare il pezzo.

Il processo di arrangiamento può includere:

-la riarmonizzazione degli accordi
- lo sviluppo di una struttura complessa
( strofe o ritornelli, giri di soli, sezioni strumentali, finali, ecc.)
-la scelta degli strumenti da utilizzare in base al genere del brano

Un arrangiatore musicale prende un brano musicale e lo organizza, o lo mette in scena, affinché un particolare gruppo di musicisti suoni. Un arrangiatore non crea nuovi brani musicali, ma crea piuttosto nuovi modi di suonare vecchi brani. Lavora in vari luoghi e produce arrangiamenti musicali per diversi tipi di gruppi musicali.

Diventare un arrangiatore musicale richiede un buon background musicale. Questi artisti devono avere una solida conoscenza non solo di come leggere e scrivere musica, ma anche di come i diversi strumenti lavorano insieme. Devono capire come organizzare le tonalità e i volumi di vari strumenti affinché le melodie e le armonie possano avanzare al meglio. Mentre ce ne sono certamente alcuni con abilità naturali, la maggior parte degli arrangiatori ha avuto una formazione classica, attraverso lezioni private o educazione formale in musica, o entrambi.

É fondamentale scegliere l'arrangiatore giusto per le tue esigenze.
Ogni arrangiatore avrà un genere ed uno stile che più lo contraddistingue.
Saprà arrangiare in molti stili e generi, ma ce ne sarà sempre uno o un paio che lo contraddistinguono e che lo realizzano maggiormente.

 

 

 

 


LE DIRECT BOX

LE DIRECT BOX

Una Direct Box ha un solo fondamentale compito svolgere: convertire un segnale strumentale hi-z sbilanciato in un segnale microfonico low-z bilanciato.
Sul palco permette di dividere il segnale di uno strumento, inviando "l'output" bilanciato al mixer e pii alle casse. Mentre il segnale non processato viene inviato all'amplificatore.
In studio, funziona in maniera simile, fatta eccezione per il segnale bilanciato, che andrà direttamente all’interfaccia audio.

Permettendo di registrare contemporaneamente una versione della medesima traccia con e senza effetti.
Il vantaggio delle Direct Box é anche quello di poter inviare il segnale della chitarra per lunghe distanze senza che la qualità venga intaccata dal rumore.

Possono essere attive o passive:

ATTIVA: necessita di un alimentatore. Va utilizzata con strumenti passivi come chitarra elettrica,basso e piano Rhodes.
PASSIVA: non necessita di un alimentatore. Va utilizzata con strumenti attivi come basso, tastiere e percussioni elettroniche.

Le Direct Box passive hanno tipicamente molto più headroom rispetto alle attive e sono quindi in grado di gestire segnali più forti senza sovraccarichi.
Se e quando un sovraccarico si verifica, le Direct Box passive generano una piacevole distorsione “saturante”, mentre le attive producono un suono molto più aspro, simile al clipping digitale.
Perciò in questo scenario le passive sono l’ideale. L’altro loro scenario ideale sono le performance live.

Il problema nell’utilizzo di Direct Box attive sul palco è che ciascuna delle 3 possibili fonti di alimentazione  presenta delle sfide particolari:

  1. Corrente Alternata – è difficoltoso farla arrivare al palco.
  2. Batterie – si scaricano sempre nel momento peggiore, e sostituirle è costoso.
  3. 48V phantom power – solitamente non è abbastanza forte da fornire un headroom adeguato.

Quelle passive invece, NON utilizzando nessuna alimentazione, funzionano meglio in questi casi in quanto evitano tutti questi potenziali problemi.

 

 

 

 


IL MIDI

IL MIDI   

Con il termine MIDI (acronimo di Musical Instrument Digital Interface) si intendono sia l'insieme di specifiche tecniche che danno vita al protocollo, sia l'interfaccia hardware, che consente il collegamento fisico tra vari dispositivi.
Un flusso di questi dati  è come uno spartito musicale, ovvero tutte le informazioni relative all'esecuzione della parte musicale.

Tale interfaccia è composta da una o più delle seguenti porte:

MIDI IN: porta a cui arrivano i dati. Questa porta deve essere sempre collegata con una porta Out oppure Thru.
MIDI OUT: porta da cui escono i dati verso un MIDI In.
MIDI Thru: è una copia esatta dei dati che arrivano al MIDI In e vengono immediatamente rispediti fuori attraverso il MIDI Thru.
Questa porta serve per collegare più dispositivi allo stesso master (cioè il dispositivo che invia i dati)

Il protocollo è però ben più complesso, e consente non solo di inviare informazioni sulle note suonate, ma anche una serie di messaggi destinati alla modifica di parametri e impostazioni sui dispositivi collegati. Tra questi i più utilizzati sono i program change e i control change. I primi vengono utilizzati tipicamente per cambiare un preset su un dispositivo, utilissimo in situazioni live e non solo.

Un po di storia.....

Il protocollo nasce all’inizio degli anni ’80 grazie Dave Smith e Chat Wood di Sequential Circuits , che nel 1981 propongono le prime specifiche in un documento pubblicato sotto il nome di “The complete SCI MIDI”.

All’epoca non esisteva uno standard di comunicazione tra strumenti elettronici: alcuni costruttori (Roland, Oberheim) avevano già dotato i loro prodotti di sistemi di comunicazione, ma spesso sincronizzare e interfacciare strumenti di produttori diversi richiedeva soluzioni ad hoc piuttosto complesse. Il nuovo protocollo  permetteva finalmente di superare questi limiti e offriva nuove soluzioni al problema.
I primi strumenti dotati di tale interfaccia furono il Prophet600 di Sequential Circuits e il DX-7 Yamaha, lanciati sul mercato a partire dal 1983.


I CONTROLLER DAW

I CONTROLLER DAW  

DAW sta per Digital  Audio Workstation. É un sistema elettronico progettato per la registrazione, il montaggio e la riproduzione dell'audio digitale.
Una caratteristica fondamentale dei controller DAW é la capacità di manipolare liberamente i suoni.
Il termine DAW si riferisce a una combinazione si software per la registrazione multitraccia e di hardware audio di alta qualità.
L'hardware deve avere la capacità di convertire il segnale audio tramite un convertitore analogico-digitale.

Un controller DAW professionale svolge la stessa funzione di una comune scheda audio.Generalmente di qualità superiore.
Offre vantaggi in termini di qualità audio rispetto a quest'ultima.
Esistono due tipologie di controller:

DAW BASATA SU UN COMPUTER: costituita da tre componenti, un computer, un convertitore digitale e un software per montaggio audio.
DAW INTEGRANTE: costituita da un mixer, una interfaccia di controllo, un convertitore audio e un supporto di memorizzazione in un unico apparecchio.

Tutte le DAW top in grado di registrare tracce audio e MIDI.
Le tracce MIDI non contengono informazioni audio vero e proprio, ma piuttosto informazioni su come uno strumento dovrebbe essere giocato come registrato da un controller MIDI.
Un controller MIDI è quello che si usa per registrare note e come è duro o morbido le note dovrebbero essere riprodotti.
E 'l'unico altro pezzo di hardware, oltre al computer e computer altoparlanti, necessari per impostare una DAW.

La prima DAW, digital audio workstation, fu sviluppata da Bob Ingebretsen e Jim Youngberg della Soundstream negli ultimi anni '70, usando un minicomputer.
Verso la fine degli anni '80, i computer di livello cominciarono ad essere abbastanza potenti. Iniziarono a gestire processi di montaggio audio digitale.


DIAGRAMMA POLARE

IL DIAGRAMMA POLARE  

Il diagramma polare di un microfono é lo spazio tridimensionale che circonda la capsula, e nel quale maggiore é la sensibilità al suono.
Esistono tre tipi: 

OMNIDIREZIONALE: il microfono riprende uniformemente da tutte le direzioni infatti ha un diagramma circolare. C'é da dire che si ha una caduta nella risposta in frequenza nei pressi del corpo del microfono, soprattutto sulle alte frequenze.
CARDIOIDE: é il tipo più diffuso questa figura presenta un'attenuazione di 6 dB ai lati. Il nome deriva dalla somiglianza grafica del cuore.
BIDIREZIONALE O FIGURA 8: questa figura permette che tutti e due i lati del diaframma siano attivi. Esso infatti capta il suono proveniente da davanti e da dietro isolando i lati, diventando nulla essendo perpendicolari all'asse ripresa.

Quando Utilizzare i Cardioidi

I cardioidi potrebbe sembrare adatti a qualsiasi situazione ma in realtà hanno anche essi i loro punti deboli.
I due PRINCIPALI sono:

  • Colorazione fuori asse – Con quasi tutti i microfoni cardioidi, si ha un decadimento nella sensibilità alle alte frequenze man mano che il suono va fuori asse. Questo potrebbe rivelarsi dannoso ad esempio con un cantante di poca esperienza che inconsciamente effettua dei movimenti con la propria testa.
  •  Effetto di prossimitá - fenomeno esclusivo dei microfoni cardioidi… l’effetto di prossimità è una sorta di ”boost” sulle basse frequenze dovuto alla vicinanza al microfono. Lo stesso cantante “di poca esperienza” dell’esempio precedente, potrebbe avere dei problemi nell’utilizzo dovuti proprio a questo effetto.

    Quando Utilizzare gli Omnidirezionali

    Ecco alcune situazioni comuni nelle quali sono preferibili:

    • Quando si registra il suono della stanza – ad esempio con dei microfoni ambientali per la batteria.
    • Quando si registra una sorgente sonora “estesa” – come un’orchestra, un coro, o un pianoforte a coda.
    • Quando si registra qualcosa che si muove –  come ad esempio un chitarrista acustico che non sta seduto.
    • Quando si registra in stereo – come con la tecnica A/B.

      Quando Utilizzare la Figure-8

      In realtà è molto più comune utilizzare microfoni figure-8 per una delle 3 seguenti ragioni:

      1. per lo stereo recording 
      2. si tratta di microfoni a nastro 
      3. per il massimo isolamento dai suoni fuori asse

       


CAVI AUDIO

I CAVI AUDIO SNAKE 

Un cavo audio snake è costituito da molti cavi audio tutti contenuti all'interno di un singolo rivestimento. Negli studi professionali e in contesti live nei quali possono essere necessari centinaia di input. È piuttosto comune vedere degli sante occupare fino a 48 canali.

In ciascun capo di un cavo snake, troverete una di queste 3 connessioni:

  1. Fanout/Breakout lo snake è diviso in connettori singoli di tipo XLR/m, XLR/f, TRS or TS.
  2. Stage Box o Junction Box si tratta di un contenitore metallico dotato di ingressi multipli per connessioni individuali.
  3. Connetore Sub invece, combina ciascun canale in un singolo connettore.

REGISTRAZIONE AUDIO

PROBLEMI NEL REGISTRARE LA VOCE

Durante la registrazione audio, quando si pronunciano le parole "P" e le "B", viene emesso un forte getto d'aria con la Boca. Nella registrazione questi getti colpiscono il microfono, creando un effetto fastidioso sulle basse frequenze, chiamato POPPING. Per risolvere questo problema i fonici si affidano al filtro anti-pop. Quando si pronunciano le consonanti "S" e "F" la bocca emette un getto d'aria in alta frequenza. Generando così un effetto comunemente noto come sibilante. Per risolvere questo problema , bisogna cantare con un angolo leggermente fuori asse rispetto al diaframma del microfono. Ogni volta che una sorgente sonora si trova  a poca distanza dal diaframma del microfono, genera un'evidente "boost" sulle basse frequenze. Più la sorgente è vicina e più l'effetto forte sarà l'effetto. Se si ha poca esperienza si possono generare fastidiosi saliscendi del tono. Usate il filtro anti-pop  o microfoni omnidirezionali. Quando si canta si tiene spesso il tempo con il piede, le vibrazioni generate viaggiano attraverso l'asta del microfono. La soluzione comune è montagne un supporto antivibrazione.


EDITORIA MUSICALE

EDITORIA MUSICALE

L'editoria musicale o stampa musicale è la gestione di musica protetta da copyright che viene usata commercialmente. Un editore è responsabile di fattori come la raccolta di royalties, , l'uso pubblico di musica composta e/0 prodotta dagli artisti che rappresenta e la ricerca di opportunità di licenza. È quella parte dell'editoria che si occupa della stampa di materiale musicale. Si occupa delle partiture, spartiti ed edizioni critiche. Le figure imprenditoriali di tale attività sono l'editore musicale e le case editrici musicali. Quest'ultime si occupano anche di promuovere le musiche composte dai propri autori e di riscuotere parte dei diritti d'autore maturati. L'editore musicale, invece, promuove , diffonde e valorizza le creazioni musicali dal punto di vista economico e artistico, a partire dalla pubblicazione degli spartiti. Rappresenta anche un intermediario tra l'artista e i produttori discografici. 


AUTORE E COMPOSITORE

AUTORE E COMPOSITORE

Qual è la differenza tra autore e compositore?

In musica viene indicato con la parola "autore" chi crea la parte letteraria di un brano musicale o di un libretto d'opera ecc. (testo, parole). Viene comunemente anche detto paroliere. 

Un compositore è una persona che compone e che quindi crea e scrive musica. Attraverso la realizzazione di partiture o con altri mezzi che permettono di combinare una o più idee musicali, in. modo da ottenere un brano musicale.

La composizione, è generalmente scritta su uno spartito tramite la notazione musicale. L'opera del compositore è eseguita dagli interpreti (musicisti, cantanti), ma può essere eseguita anche dall'autore stesso.

 


TRE INTERFACCE

LE TRE INTERFACCE

Le interfacce collegano, seguendo un formato standard che consenta lo scambio di dati, due o più dispositivi eterogenei in modo da permettere loro lo scambio di informazioni. Dal punto di vista fisico,  è caratterizzata da un canale di trasmissione identificato da un mezzo trasmissivo (es. cavo), due connettori e due porte poste agli estremi della trasmissione e, dal punto di vista logico, da una modalità di trasmissione che può essere di tipo seriale e parallelo. Il caso tipico è il collegamento tra apparecchiature elettroniche come ad esempio le componenti interne ed esterne del computer. Le più comuni sono:

USB

É lo standard per le interfacce più economiche, la possibilità dati è la più bassa dei tre. Ma è ideale per un home studio.

FIREWIRE

Soluzione adottata nella fascia medio-alta. Offre una velocità di trasferimento dei dati decisamente più alta dell'USB

THUNDERBOLT

Presente solo nelle più recenti interfacce di fascia alta, offre una velocità di trasferimento senza precedenti paragonabile solo a quella su scheda PCI dedicata.

 


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