PAGANINI

PAGANINI

Niccolò Paganini

Paganini nasce a Genova nel 1782. A 15 anni è già conosciuto nella sua città come abile concertista. Dal 1796 fu a Parma per terminare i suoi studi e dal 1801 divenne primo violino dell'orchestra di Lucca Dal 1805 al 1808 fu primo violino nell'orchestra di corte della principessa Elisa Baciocchi. A partire dal 1809 si dedicò esclusivamente a una frenetica attività concertistica. La sua carriera è rapida e fortunata e la sua fama di grande virtuoso del violino e della chitarra si diffonde velocemente in Italia. Nel 1828 inizia una lunga tournée in tutta Europa e raccoglie ovunque grandi trionfi. Pur essendo sempre associato al violino, Paganini fu anche un virtuoso della chitarra, strumento per cui compose alcune opere. Con Paganini, per la prima volta nella musica, compare un compositore che si identifica totalmente e quasi esclusivamente con il proprio strumento. Violinista di straordinaria abilità, il cui virtuosismo oltrepassa decisamente i livelli precedentemente raggiunti dalla tecnica violinistica, egli influenza compositori quali Chopin e Liszt, grandi virtuosi del pianoforte, che trasferiscono su questo strumento le conquiste da lui raggiunte. Paganini introduce importanti innovazioni sul piano armonico, timbrico e ritmico, in particolare nei 24 Capricci. Muore a Nizza nel 1840.

Il "Dio del violino"

Alcune cronache viennesi d'epoca comunicarono 'apprezzamento nei riguardi di Paganini utilizzando l'espressione "dio del violino": «Nessun artista finora ha eccitato tante sensazioni fra le nostre mura quanto questo dio del violino: fino a questo momento il pubblico non aveva mai speso tanto volentieri il proprio denaro per un concerto come questo... Dopo i suoi due primi concerti si sentiva un nome solo su tutte le labbra, cioè il suo, e sembrava che fosse cessato ogni interesse per le novità politiche, civili ed eleganti». E per commentare con più precisione la bravura tecnica del maestro (qui raffigurato in un disegno del 1831), c'era chi diceva: «Quello che abbiamo sentito supera ogni credenza e non si può descrivere con parole. La più sublime grandiosità congiunta alla più perfetta purezza; passaggi di ottave e decime con la velocità del lampo; passaggi di sedicesimi dei quali una parte pizzicata, l'altra con l'arco; tutto così chiaro e preciso che neppure la minima variazione sfugge all'udito; accordi pronti e variati senza interruzione nei più difficili passi di bravura».


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