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Il cry nel canto: cos’è, a cosa serve e come si esegue

Cos’è il cry nel canto

Nel nuovo reel di ArsMusic, il nostro Maestro Stefano Landolfi illustra in modo chiaro ed efficace una tecnica vocale di fondamentale importanza: il cry nel canto.

Attraverso una spiegazione teorica accompagnata da una dimostrazione pratica dell’allieva Denise, il video mostra come questa tecnica possa diventare uno strumento fondamentale per migliorare il controllo e la continuità della voce.

Il cry nel canto consiste in una simulazione controllata del pianto. Non si tratta di un effetto emotivo casuale, ma di una precisa impostazione vocale che permette di lavorare in modo consapevole sull’emissione.

A cosa serve la tecnica del cry nel canto

La funzione principale del cry è quella di collegare la voce di petto e la voce di testa, facilitando il passaggio tra i registri vocali. Questo collegamento è essenziale per evitare rotture del suono, soprattutto durante la salita verso le note più acute.

Dal punto di vista tecnico, il cry consente di alleggerire la pressione vocale, riducendo lo sforzo sulle corde vocali e migliorando la stabilità dell’emissione. Il risultato è un suono più fluido, omogeneo e controllato.

Il cry nel canto come strumento per affrontare le note acute

Uno degli aspetti più importanti del cry è la sua efficacia nella gestione delle note alte. Utilizzando correttamente questa tecnica, il cantante riesce a salire di intonazione senza forzare, mantenendo un suono continuo e privo di tensioni.

Per questo motivo, il cry viene spesso utilizzato nello studio del canto moderno, in particolare nei generi pop, rock e musical, dove è richiesta una grande flessibilità vocale.

La dimostrazione pratica nel reel di ArsMusic

Nel video, il maestro Stefano Landolfi guida l’allieva Denise nell’esecuzione corretta del cry, mostrando come riconoscere la sensazione giusta e come applicarla in modo graduale e controllato. Come si evince anche dalla dimostrazione pratica, il cry, se eseguito correttamente, rende il suono più morbido ed espressivo.

Imparare il cry e altre tecniche vocali da ArsMusic

Da ArsMusic, i nostri allievi imparano queste e molte altre tecniche vocali fondamentali per migliorare le proprie esecuzioni canore in modo consapevole, sano ed efficace.
Grazie a un percorso personalizzato e alla guida di docenti qualificati come il Maestro di canto Stefano Landolfi, ogni allievo viene accompagnato nella scoperta della propria voce, indipendentemente dal livello di partenza.

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False corde nel canto: il segreto per un suono libero e fluido

False corde nel canto: cosa sono e perché influenzano la voce

False corde nel canto: Così come nel parlato, anche nel canto la qualità del suono dipende da un delicato equilibrio tra muscoli, respiro e risonanza. Un ruolo fondamentale è svolto dalle false corde, spesso poco conosciute ma determinanti per il benessere e la libertà vocale.

Le false corde sono due pieghe di tessuto muscolare situate sopra le corde vocali vere. La loro funzione principale non è produrre suono, ma proteggere le corde vocali e contribuire alla regolazione della pressione interna durante la fonazione. Tuttavia, quando intervengono in modo eccessivo, possono ostacolare il corretto funzionamento della voce.

Suono costretto vs suono retratto

Quando le false corde tendono a chiudersi davanti alle corde vocali, lo spazio interno della laringe  si restringe. Questo fenomeno provoca un suono più duro, faticoso e costretto, spesso accompagnato da sensazioni di sforzo, affaticamento o perdita di controllo. È una condizione frequente in chi canta senza una corretta consapevolezza tecnica o sotto stress.

Al contrario, nella retrazione delle false corde, queste si allargano e “conquistano spazio”. Il risultato è un suono più aperto, fluido e naturale, con minore sforzo e maggiore libertà espressiva.

Nel reel di ArsMusic, la maestra di canto Anita Galdieri mostra chiaramente, attraverso un’allieva, la differenza tra un’emissione costretta e una retratta.

Per favorire la retrazione, consiglia alcuni semplici ma efficaci accorgimenti:

  1. pensare a una piccola risata interna;
  2. assumere uno sguardo leggermente sorpreso;
  3. fare un sospiro leggero e poi attaccare il suono.

Queste immagini mentali aiutano il corpo a rilasciare tensioni inutili, favorendo un assetto vocale più sano ed efficiente.

Gestire le false corde: un trucco che segna la differenza

Imparare a gestire le false corde nel canto è un passo fondamentale per migliorare la qualità della voce e preservarne la salute. Con la giusta guida e una pratica consapevole, è possibile trasformare uno sforzo in libertà sonora.

👉 Segui ArsMusic e i contenuti della maestra Anita Galdieri per approfondire la tecnica vocale in modo chiaro, professionale e accessibile.


Arpeggio di chitarra: cos’è e come si suona

L’arpeggio: definizione e funzione musicale

Nel linguaggio musicale, l’arpeggio è una tecnica esecutiva che consiste nel suonare le note di un accordo in successione, una dopo l’altra, anziché simultaneamente. Il termine deriva dall’italiano arpa, poiché richiama il movimento fluido e continuo tipico di questo strumento. L’arpeggio è una risorsa fondamentale nella chitarra classica, acustica ed elettrica, ma è ampiamente utilizzato anche nel pianoforte e in molti altri strumenti.

Dal punto di vista musicale, l’arpeggio permette di mantenere l’armonia dell’accordo rendendo però il suono più articolato, dinamico ed espressivo. È per questo che rappresenta uno dei primi obiettivi tecnici nello studio dello strumento.

L’arpeggio nella didattica della chitarra

Nel reel di ArsMusic, il nostro docente di chitarra, Francesco Garramone, mostra come l’arpeggio sia prima di tutto una questione di coordinazione e consapevolezza delle dita. L’apertura del video, in cui si finge di “arpeggiare” su un ventilatore, introduce con leggerezza un concetto serio: la tecnica non è un gesto casuale, ma un movimento preciso e strutturato.

L’arpeggio, infatti, si basa sull’articolazione controllata delle dita della mano destra (per i chitarristi destrimani), secondo una prassi condivisa dalla didattica chitarristica tradizionale.

Come si fa un arpeggio sulla chitarra: la spiegazione tecnica

Come spiega il docente nel video, l’arpeggio standard prevede l’uso di quattro dita: pollice, indice, medio e anulare.

Il pollice ha il compito di articolare le corde basse, ovvero: Re, La, Sol.

Le dita indice, medio e anulare si occupano invece delle corde più acute: Sol, La, Si, Mi.

Questa suddivisione del lavoro tra le dita consente di ottenere un suono equilibrato e una maggiore indipendenza motoria, elemento chiave per lo sviluppo della tecnica chitarristica. L’esecuzione corretta richiede rilassamento della mano, precisione nel contatto con la corda e continuità ritmica.

Il giro di Do all’arpeggio

Nel video, l’allievo Gianpaolo mostra anche come applicare questa tecnica a uno dei percorsi armonici più noti: il giro di Do.
Con tale espressione si indica una progressione di accordi molto comune nella musica occidentale, utilizzata sia nella musica classica sia nel pop.

Il giro di Do, nella sua forma più semplice, ruota intorno agli accordi fondamentali della tonalità di Do maggiore e permette allo studente di:

  • prendere confidenza con il cambio degli accordi;
  • mantenere costante il disegno dell’arpeggio;
  • sviluppare senso del tempo e fluidità esecutiva.

Suonare il giro di Do all’arpeggio significa quindi applicare una struttura tecnica fissa (il movimento delle dita) a una struttura armonica variabile, esercizio essenziale per consolidare lo studio dello strumento.

Perché l’arpeggio sulla chitarra è una tecnica fondamentale

L’arpeggio è uno degli strumenti principali per:

  • sviluppare l’indipendenza delle dita;
  • migliorare il controllo del suono;
  • comprendere la relazione tra melodia e armonia;
  • acquisire una maggiore espressività musicale.

Non è un caso che l’arpeggio sia presente fin dalle prime lezioni e accompagni lo studente lungo tutto il percorso di studio, dai brani didattici iniziali fino al repertorio più complesso.

Imparare cos’è e come si fa un arpeggio significa compiere un passo decisivo nello studio della chitarra. Cosa aspetti? Inizia il tuo percorso musicale con noi!

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Storia della batteria: dalle percussioni antiche al moderno drum kit

La storia della batteria è un viaggio che attraversa millenni. Dai tamburi delle antiche civiltà, alle percussioni di guerra e rituali, fino alla combinazione creativa di strumenti percussivi in un unico “set”, che ha trovato terreno fertile nel melting pot musicale degli Stati Uniti post‑1840.

Ripercorriamone l’evoluzione.

I tamburi fanno parte della famiglia dei membranofoni:  strumenti in cui il suono si produce percuotendo una pelle tesa. Tali strumenti accompagnavano riti, cerimonie, battaglie o processioni già nell’Antico Egitto, in Mesopotamia, nella Grecia classica e, successivamente, in numerose culture europee e medio‑orientali.

I piatti (cymbals / percussioni metalliche) invece hanno origini diverse e composite. È documentata la presenza di strumenti simili in aree dell’Asia e del Medio Oriente. La loro introduzione nel contesto europeo e occidentale ha contribuito alla progressiva evoluzione delle percussioni.

Così, fin dall’antichità, esisteva una tradizione percussiva molto eterogenea: tamburi a cornice, tamburi militari, piatti e altri strumenti. Tuttavia, questi venivano suonati separatamente, spesso da persone diverse.

Storia della batteria: la nascita del “set unificato” negli Stati Uniti

La batteria come la conosciamo oggi — ovvero un set suonato da un unico musicista — fu creata soltanto nella seconda metà del XIX secolo, negli Stati Uniti.

In quegli anni, le brass band, le orchestre da teatro e le band per spettacoli itineranti (vaudeville, music hall, teatri) iniziarono a far convivere suoni diversi (grancassa, rullante, piatti, effetti percussivi) con l’esigenza di ridurre costi e numero di musicisti. Suonare più strumenti percussivi con un unico performer divenne non solo conveniente, ma quasi necessario.

Una tecnica fondamentale fu il cosiddetto “double drumming”: un batterista suonava simultaneamente grancassa e rullante con le bacchette, riuscendo così a svolgere il ruolo di due musicisti insieme. Inizialmente senza pedali, ma già con disposizione ravvicinata dei tamburi.

Successivamente, alla fine degli anni 1800, comparvero i primi pedali per la grancassa. Questi offrivano il vantaggio di liberare le mani, permettendo al batterista di usarle in contemporanea con i piedi.

In tal modo nacque il primo embrione di “drum kit” (chiamato allora “trap set” o “trap kit”). Questo consisteva in un insieme di strumenti a percussione — tamburi, piatti, campanelli, blocchi di legno, chimes, e altro — raggruppati per essere suonati da un solo esecutore.

Verso il modern drum kit: jazz, innovazioni e standardizzazione

Il passaggio decisivo avvenne nei primi decenni del XX secolo, soprattutto nelle città legate al jazz, come New Orleans. Qui, nelle band ragtime e jazz, uno dei primi batteristi a usare un set completo fu Dee Dee Chandler, il quale, grazie all’uso di un pedale rudimentale per la grancassa, poté suonare bass drum, rullante e piatti da solo.

Da allora, la batteria si trasformò progressivamente: tamburi come tom‑tom, hi‑hat (inizialmente “low‑boy”), crash, ride, piatti di diversa foggia, floor tom, ecc., entrarono a far parte del kit standard.

Negli anni ’20 e ’30 — con la diffusione del jazz e dello swing, e l’emergere di batteristi diventati icone dello strumento — la batteria assunse la forma e l’importanza che ha ancora oggi. Non più solo accompagnamento ritmico o di effetti, ma vero e proprio motore musicale di un gruppo.

Perché la storia della batteria appare come un “mix culturale e tecnico”

Come spiega anche il nostro Maestro Francesco Pellegrino nel reel, quindi, la batteria moderna è un ibrido. Incorpora tradizioni percussive antiche — tamburi di origine sia europea sia asiatica / medio‑orientale — e le rielabora grazie a innovazioni tecniche (sistema a pedali, stand, disposizione ergonomica) e a esigenze economiche e pratiche (un solo musicista al posto di molti).

Il risultato è uno strumento estremamente versatile, capace di adattarsi e di dare ritmo e colore a stili musicali estremamente diversi: dal jazz al rock, dal pop al metal.

Ti ha sempre affascinato la batteria e vorresti imparare a suonarla? Sei nel posto giusto! CONTATTACI per una lezione di prova gratuita. Oppure vieni a trovarci presso le nostre sedi a Napoli e Chiaiano, rispettivamente in Via Chiaia 66 e in Via Emilio Scaglione 312. Siamo aperti dal lunedì al venerdì dalle 15:00 alle 20:00.


Lezioni di canto legato: ecco svelato il segreto per un suono fluido

Lezioni di canto legato: che cosa significa e perché è importante

Lezioni di canto legato: Il legato è una tecnica vocale fondamentale, soprattutto nella musica classica, perché permette di collegare le note senza interruzioni, ottenendo un fraseggio fluido e armonioso. Questa capacità non dipende solo dalla vocalità naturale, ma da un controllo preciso di respiro, posizione del suono e sostegno diaframmatico.

Nel reel di ArsMusic, il Maestro Giuseppe Ippolito e il suo allievo offrono una dimostrazione pratica di come eseguire i legati correttamente.

Posizione del suono e controllo del fiato

Come spiega il Maestro, il segreto per un legato efficace è il posizionamento corretto del suono e del fiato:

  • Il fiato deve rimanere appoggiato appena sotto la gola, sotto le corde vocali, per evitare tensioni e forzature.

  • Il suono deve risultare “sul fiato”, cioè sostenuto dall’aria in uscita, ma con squillo e proiezione, caratteristiche essenziali per il canto classico.

  • Il controllo diaframmatico consente di passare da una nota all’altra senza soluzione di continuità, evitando tagli o stacchi bruschi.

Tecnica e musicalità dei legati

Il legato non è solo tecnica, ma anche espressione musicale. L’obiettivo è quello di imparare a modulare la forza del fiato e la risonanza del suono per valorizzare ogni frase, sviluppando un canto più espressivo e ricco di sfumature. Per raggiungere questo scopo, è necessaria una pratica costante.

Soltanto esercitandosi con continuità è possibile migliorare il controllo vocale, l’intonazione e la qualità timbrica, rendendo il legato uno strumento indispensabile per il repertorio classico e moderno.

Lezioni di canto legato: provale anche tu!

Vuoi perfezionare il tuo legato e il controllo del fiato? Diventa un nostro allievo e segui le lezioni di canto di ArsMusic. Non perdere l’occasione di portare la tua voce a un nuovo livello!

Vieni a trovarci in sede: ci troviamo a Napoli, in Via Chiaia 66 e a Chiaiano, in Via Emilio Scaglione 312; oppure CONTATTACI. Siamo aperti lun/ven dalle 15:00 alle 20:00.

 


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Studio discografico napoli

“Cover” di Carlo Buono: Un sogno che diventa realtà

Carlo Buono, giovane promessa della musica italiana e studente della nostra scuola di musica da ben tre anni, ha raggiunto un traguardo straordinario: la pubblicazione del suo primo disco, “Cover”.

Un percorso segnato dal talento, dalla passione per la musica e da un costante impegno nello studio, che lo ha portato a realizzare un sogno condiviso da molti, ma raggiunto da pochi.

Le vittorie che hanno segnato il cammino di Carlo

Carlo Buono non è nuovo ai successi: il suo percorso è costellato di importanti traguardi che hanno anticipato questo debutto discografico. Tra i momenti più emozionanti, ricordiamo:

• La vittoria nella categoria Cover dell’ArsMusic Festival IX edizione 2024

• Il primo posto al concorso Sanremo New Talent 2024

Questi riconoscimenti hanno confermato la sua capacità di interpretare i brani con intensità, emozionando pubblico e giurie.

Un debutto frutto di lavoro e dedizione

La pubblicazione di “Cover” è il risultato di mesi di intenso lavoro. Carlo Buono ha messo tutta la sua passione e dedizione nella realizzazione di un progetto musicale che colpisce per la sua autenticità. Questo disco rappresenta una tappa importante nel suo percorso artistico e offre al pubblico un assaggio del suo incredibile talento.

Un viaggio musicale unico: le cover che emozionano

“Cover” è una raccolta di brani internazionali indimenticabili, reinterpretati con uno stile unico e personale. Carlo Buono ci guida in un viaggio musicale ricco di emozioni, proponendo sonorità e atmosfere fresche e inedite.

Ecco la tracklist completa del disco:

• Higher

• Sway

• I’m Still Standing

• Beggin

• Fairy Tale

Ogni brano è un’esperienza unica, che mostra tutta la versatilità e la sensibilità artistica di Carlo.

Perché non puoi perdere “Cover”

Se ami la musica e credi nelle nuove promesse, Carlo Buono è il talento che fa per te. “Cover” non è solo un disco, ma la passione di un giovane talento che vuole vuole farcela.

Non perdere l’occasione di scoprire Carlo Buono e lasciati conquistare dal suo primo lavoro discografico. Ascolta “Cover” e preparati a vivere un’esperienza musicale indimenticabile!

 


 


ArsMusic

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ArsMusic, Napoli

 

ArsMusic: SCUOLA DI CANTO E MUSICA

ArsMusic è un centro di alta formazione musicale convenzionato con:

  • CONSERVATORIO DI MUSICA che autorizza a organizzare corsi Pre-Accademici, su programmi ministeriali del MIUR. Gli esami sono certificati in sede dai maestri del conservatorio.
  • UNIVERSITÀ ESTERE con cui conseguire Diplomi in canto e in strumento musicale certificati da esaminatori Universitari direttamente nelle nostre sedi.

Grazie al corpo docenti altamente specializzato e con esperienza pluriennale nell’insegnamento, ArsMusic cura in maniera impeccabile la formazione degli allievi, dando loro la giusta preparazione per inserirli poi nel mondo discografico e televisivo. I corsi sono rivolti ai soci e sono a numero chiuso, quindi si prevede un’audizione e un colloquio tra il docente e l’aspirante allievo.

Arsmusic è consigliatissima sia a chi vuole vivere la musica come un’esperienza piacevole ed entusiasmante, sia a chi vuole fare della stessa la propria professione.

N.B.  Sono istituiti corsi di preparazione alle ammissioni nei conservatori, ai provini, ai talent show televisivi e alle audizioni nel mondo artistico.

 

ArsMusic: STUDIO DISCOGRAFICO 

ArsMusic cura a tutto tondo l’artista!
– offre luoghi adatti per provare e registrare la propria musica
– permette di pubblicizzare e pubblicare i lavori in tutto il mondo mediante i più importanti digital store, come iTunes, google play, amazon, etc. ,
– permette di valorizzare la propria immagine attraverso la realizzazione di book fotografici e videoclip professionali e di diffondere la propria arte nel web attraverso la realizzazione di siti web appropriati e la gestione dei social ( Facebook, Twitter, google+, Instagram , etc…)

– offre la propria esperienza e professionalità nell’organizzazione di eventi 

 

ArsMusic: AGENZIA DI EVENTI 

ArsMusic organizza eventi come: concerti, spettacoli, rappresentazioni teatrali, serate di gala, feste private e di piazza, cene-spettacolo, ricevimenti e matrimoni, avvalendosi di associati musicisti, artisti, conduttori, attori, servizi di allestimento e di audio-luci. Questo perché la realizzazione di un piccolo o grande evento, richiede notevole competenza e professionalità, perciò ArsMusic Eventi, forte nell’esperienza acquisita con il tempo e del continuo aggiornamento è in grado di creare e gestire in modo completo tutto ciò che si vuole organizzare, fornendo un progetto chiaro, completo, personalizzato e innovativo, cercando le migliori soluzioni in base alle esigenze che si presentano. Questi obiettivi di rendimento sono basati sulla passione e sulla professionalità che ci distinguono e ci rendono unici.

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