Storia della batteria: dalle percussioni antiche al moderno drum kit
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La storia della batteria è un viaggio che attraversa millenni. Dai tamburi delle antiche civiltà, alle percussioni di guerra e rituali, fino alla combinazione creativa di strumenti percussivi in un unico “set”, che ha trovato terreno fertile nel melting pot musicale degli Stati Uniti post‑1840.
Ripercorriamone l’evoluzione.
I tamburi fanno parte della famiglia dei membranofoni: strumenti in cui il suono si produce percuotendo una pelle tesa. Tali strumenti accompagnavano riti, cerimonie, battaglie o processioni già nell’Antico Egitto, in Mesopotamia, nella Grecia classica e, successivamente, in numerose culture europee e medio‑orientali.
I piatti (cymbals / percussioni metalliche) invece hanno origini diverse e composite. È documentata la presenza di strumenti simili in aree dell’Asia e del Medio Oriente. La loro introduzione nel contesto europeo e occidentale ha contribuito alla progressiva evoluzione delle percussioni.
Così, fin dall’antichità, esisteva una tradizione percussiva molto eterogenea: tamburi a cornice, tamburi militari, piatti e altri strumenti. Tuttavia, questi venivano suonati separatamente, spesso da persone diverse.
Storia della batteria: la nascita del “set unificato” negli Stati Uniti
La batteria come la conosciamo oggi — ovvero un set suonato da un unico musicista — fu creata soltanto nella seconda metà del XIX secolo, negli Stati Uniti.
In quegli anni, le brass band, le orchestre da teatro e le band per spettacoli itineranti (vaudeville, music hall, teatri) iniziarono a far convivere suoni diversi (grancassa, rullante, piatti, effetti percussivi) con l’esigenza di ridurre costi e numero di musicisti. Suonare più strumenti percussivi con un unico performer divenne non solo conveniente, ma quasi necessario.
Una tecnica fondamentale fu il cosiddetto “double drumming”: un batterista suonava simultaneamente grancassa e rullante con le bacchette, riuscendo così a svolgere il ruolo di due musicisti insieme. Inizialmente senza pedali, ma già con disposizione ravvicinata dei tamburi.
Successivamente, alla fine degli anni 1800, comparvero i primi pedali per la grancassa. Questi offrivano il vantaggio di liberare le mani, permettendo al batterista di usarle in contemporanea con i piedi.
In tal modo nacque il primo embrione di “drum kit” (chiamato allora “trap set” o “trap kit”). Questo consisteva in un insieme di strumenti a percussione — tamburi, piatti, campanelli, blocchi di legno, chimes, e altro — raggruppati per essere suonati da un solo esecutore.
Verso il modern drum kit: jazz, innovazioni e standardizzazione
Il passaggio decisivo avvenne nei primi decenni del XX secolo, soprattutto nelle città legate al jazz, come New Orleans. Qui, nelle band ragtime e jazz, uno dei primi batteristi a usare un set completo fu Dee Dee Chandler, il quale, grazie all’uso di un pedale rudimentale per la grancassa, poté suonare bass drum, rullante e piatti da solo.
Da allora, la batteria si trasformò progressivamente: tamburi come tom‑tom, hi‑hat (inizialmente “low‑boy”), crash, ride, piatti di diversa foggia, floor tom, ecc., entrarono a far parte del kit standard.
Negli anni ’20 e ’30 — con la diffusione del jazz e dello swing, e l’emergere di batteristi diventati icone dello strumento — la batteria assunse la forma e l’importanza che ha ancora oggi. Non più solo accompagnamento ritmico o di effetti, ma vero e proprio motore musicale di un gruppo.
Perché la storia della batteria appare come un “mix culturale e tecnico”
Come spiega anche il nostro Maestro Francesco Pellegrino nel reel, quindi, la batteria moderna è un ibrido. Incorpora tradizioni percussive antiche — tamburi di origine sia europea sia asiatica / medio‑orientale — e le rielabora grazie a innovazioni tecniche (sistema a pedali, stand, disposizione ergonomica) e a esigenze economiche e pratiche (un solo musicista al posto di molti).
Il risultato è uno strumento estremamente versatile, capace di adattarsi e di dare ritmo e colore a stili musicali estremamente diversi: dal jazz al rock, dal pop al metal.
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